Ultimamente mi sto impegnando. Voglio ampliare il mio livello di accuratezza nelle scelte quotidiane.
Vi faccio una piccola premessa.
La motivazione iniziale, quando sono diventata vegana, è stata etica. Mangiare vegano significa semplicemente non consumare nessun prodotto di origine animale. Ma quando intraprendi questa strada, poco alla volta non ti accontenti più. Capisci che mangiare biologico è la scelta giusta, che evitare troppi zuccheri e troppi grassi è la scelta giusta, che scegliere frutta e verdura oltre che biologiche anche a km 0 o con filiera corta e tracciabile è la scelta giusta. Fai delle scelte sempre più accurate.
In seguito ti accorgi che potresti fare di più. Per esempio ridurre gli sprechi di materiale di comune utilizzo, o scegliere prodotti realizzati con materiali riciclati. Donare una seconda vita a quello che è stato gettato via.
Cercando prodotti alternativi per la pulizia delle stoviglie in cucina, ho trovato la ditta Martini spa. Interessante. Ho acquistato le spugnette per la casa della linea Utility, precisamente le spugne “Foglia” in cellulosa. Una confezione con fibra antigraffio e un’altra con fibra abrasiva.


Analizzo intanto la confezione. Ognuna contiene

 due spugne dello stesso tipo, “abbracciate” da una fascia modellata con stampato il nome della ditta (Martini spa), l’indicazione che questa linea è dedicata alla casa (Home), il nome del prodotto (Utility), la tipologia di prodotto (spugna in cellulosa) e il tipo di azione che svolge (azione forte e antigraffio). Sulla destra trovo scritto che la spugna è realizzata con materiali naturali: è proprio quello che cerco, basta con i derivati del petrolio!

Girandole, sul retro le confezioni presentano in quattro lingue (Italiano, Inglese, Francese, Tedesco) le indicazioni sintetiche delle caratteristiche del prodotto e i consigli d’uso.


La ditta dichiara di essere impegnata nei confronti dell’ambiente, perseguendo una politica di sostenibilità ambientale poiché utilizza spugna di cellulosa di origine vegetale, materiali riciclati per quanto riguarda sia la fibra abrasiva che quella antigraffio. Inoltre l’imballo è realizzato con carta proveniente da foreste a gestione controllata e responsabile. La ditta nasce con la produzione di spugne di poliuretano espanso ma, come dichiarato nel sito, la scelta di nuovi materiali testimonia la “continua crescita dell’azienda, sempre più attenta e sensibile ad un nuovo stile di vita”. Lo dichiarano qui.


Giro di lato le confezioni e sulla sinistra trovo il marchio FSC: testimonia che l’imballaggio deriva dall’uso responsabile delle risorse forestali. Sulla destra trovo il codice a barre, la scritta Made in Italy, l’indirizzo della Ditta Martini spa e i loro contatti: sito e indirizzo mail.

E proprio a questo indirizzo ho scritto per ricevere informazioni sul tipo di fibre utilizzate per le spugne antigraffio, le prime acquistate. Avevo cercato sul loro sito di saperne di più, ma non trovando spiegazioni sufficienti ho spedito una e-mail. Con una sollecitudine ammirevole, l’ufficio clienti mi ha cortesemente risposto, fornendomi le indicazioni richieste.

Un piccolo suggerimento alla Ditta: dato che questa linea è innovativa, sarebbe interessante trovare già nel sito le indicazioni che, per ovvi motivi di spazio, non possono essere presenti in etichetta.
Mi accingo ad aprire le confezioni: una laccetto di plastica, di quelli che si mettono con la pistola sparafili, lega le spugne alla fascia di carta. Altra piccolissima osservazione: siamo d’accordo che la plastica è riciclabile, ma quante persone si prendono la briga di gettare questo filetto nella raccolta corretta? Forse, può anche essere che mi sbagli, un filo di fibra sarebbe più in linea con il prodotto. Ma è un piccolo dettaglio.


Una volta aperte le due confezioni mi trovo ad ammirare quattro bellissime spugne a forma di foglia, di colore verde chiaro per la parte in cellulosa, e di duplice colore per la parte abrasiva: marrone chiaro per la fibra antigraffio, verde scuro per la fibra abrasiva forte.
Mi diverto ad impilarle, giocando sulle varietà cromatiche. Anche l’occhio vuole la sua parte!


Le osservo bene, mi affascinano soprattutto le curve degli spessori delle foglie. Le ho fotografate da diversi punti di vista.


Ora mi accingo a verificare il loro utilizzo: di solito le fibre antigraffio si usano per superfici delicate, come possono essere le pentole antiaderenti o col rivestimento minerale, mentre le fibre abrasive possono essere usate su superfici in acciaio laddove ve ne sia la necessità.


Normalmente utilizzo l’antigraffio, sempre con delicatezza, per pulire incrostazioni delle stoviglie descritte sopra o anche sui bicchieri: purtroppo a volte capita di dover intervenire anche lì…


La fibra abrasiva personalmente la trovo utile se devo pulire il fondo delle pentole di acciaio. Avete presente quando, nonostante la nostra attenzione, qualcosa tracima durante la cottura e si “appiccica” sotto il fondo della nostra stoviglia? Magari ben bruciacchiato dalla fiamma? Una situazione antipatica che però richiede l’utilizzo delle… maniere forti.


Concludendo non posso altro che fare i complimenti a questa azienda che, con quasi 50 anni di attività, si evolve continuamente nella sperimentazione di nuovi materiali anche e soprattutto con un occhio di riguardo per l’ambiente.

Monica